Na drugi strani reke dall’altra parte del fiume

Da OZiOSi.

"Na drugi strani reke" – dall’altra parte del fiume

Un gruppo di persone si aggira per la campagna friulana, sulle tracce dei campi di concentramento di sessant’anni fa.

Campi di concentramento /italiani/, non tedeschi.

Campi di concentramento costruiti e gestiti dalla polizia e dall’esercito italiano, che vi rinchiusero decine di migliaia di innocenti, ben prima dell’8 settembre del ’43. Non erano ancora arrivati Kappler, Kesserling e Globocnik; la Risiera di San Sabba, le Fosse Ardeatine e Marzabotto sarebbero venuti dopo.

I campi di concentramento friulani, istituiti fra il 1941 e il 1942, erano dislocati lungo una linea che corre parallela alla costa e taglia a meta’ la pianura che congiunge le Prealpi al mare. Ogni dieci-quindici chilometri sorgeva un /lager/.

Il primo, procedendo da ovest verso est, si trovava a Gonars, un paese a sud di Udine, nei pressi di Palmanova. Era il più grande, vi sono morte oltre quattrocento persone in meno di un anno.

Oggi, il luogo è una brughiera incolta, che fiancheggia una cava e un piccolo lago. La memoria affoga, fra cespugli e sterpaglie.

Seguendo la direttrice dei /lager/, dopo quindici chilometri si incappa in quello di Visco.

Entrando in paese, una caserma abbandonata. Nessuna targa, nessuna indicazione che ricordi che vi vennero internate migliaia di persone.

Lasciata Visco, sette-otto chilometri e si giunge a Gradisca. Prima del centro abitato, lungo la provinciale che connette Udine con Trieste, a ridosso di un centro commerciale, un’altra caserma, in tutto simile alla precedente.

Un lungo muro alto quattro metri, fresco di calce. I carabinieri bloccano e identificano chiunque si avvicini troppo. Fervono attivita’, si costruisce…

A che servira’ il bunker di cemento armato realizzato entro il perimetro della caserma di Gradisca d’Isonzo?

Chi vi verrà rinchiuso?

Cosa sanno, cosa pensano le persone del posto?

Cosa dicono gli operai delle fabbriche, quasi tutti immigrati?

Che sensazioni evoca questa novità negli emigranti che un tempo varcavano le frontiere di Svizzera e Germania, con il terrore di essere ricacciati in Friuli a ingoiare miseria e umiliazioni?

Quanto accade a Gradisca ci interroga sulla connessione fra passato e presente.

Che senso ha questa caserma-bunker nel cuore di un territorio ferito, marcato da una storia di sofferenze, deportazioni, migrazioni forzate?

Che significato ha questa struttura, che pare la fotocopia del /lager /di Visco?

La risposta è a portata di mano.

Basta attraversare l’Isonzo, fare due passi /na drugi strani reke/ - dall’altra parte del fiume.


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  • /Na drugi strani reke – dall’altra parte del fiume/* è un video

realizzato da /Karaula MiR – MigrazioniResistenze/ e da /Candida TV/ di Roma, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e del Ministrstvo za kultura Republike Slovenie (durata: 50 min. circa).

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