Comunicazione umana e social networks
Da OZiOSi.
mando una risposta all'intervento di bifo da parte di Paolo di molleindustria
questo secondo me riassume bene quale e' il vero business del social network e dei fornitori/dispensatori gratuiti del proprio privato ai magnati del "social"
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Cari Ricombinanti, visto che se ne sta parlando, copioincollo di seguito la prima parte di quello che dovrebbe diventare un saggetto critico/divulgativo su alcune questioni riguardanti la nuova nuova economia in rete. L'introduzione è ampia proprio perchè prevede di toccare altre questioni come user generated content e web 2.0 ma i primi capitoli sono incentrati su MySpace.
Penso che gli interventi di bifo e Riccardo rispecchino un po' due punti di vista ricorrenti (i soliti apocalittici vs integrati?) sulla socialità online. C'è chi vede queste piattaforme come elementi attivi di mediatizzazione dei rapporti umani e chi li vede come un antidoto all'impoverimento delle relazioni faccia a faccia (deterioramento degli spazi pubblici, senso di insicurezza nelle città etc...). Da bravo paraculo direi che un processo è la logica conseguenza dell'altro e che entrambi tendono verso la desensorializzazione. Ma se ciò si traducesse solo nell'essere più connessi & più davanti al monitor sarebbe solo una questione di "criteri di valutazione postumani". Il problema a mio avviso è che questo tipo di servizi *commerciali* disciplina, estrae valore e, in ultima istanza , controlla le relazioni e gli affetti di sempre più persone. Che è poi la sintesi di quanto segue. Baci, P
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Il 15 dicembre 2006 oltre quattro milioni di americani trovano il proprio volto sulla prima pagina del Time. Il numero speciale dedicato al personaggio dell'anno presenta uno specchio in copertina con un grande "You" che campeggia su sfondo bianco. Le passate edizioni "Person of the Year" sono state dedicate a personaggi del calibro di Gandhi, Hitler, Martin Luther King. Sono apparsi papi, scienziati e presidenti degli Stati Uniti. Gente da libri di storia. Con uno scherzo da pubblicitario, la rivista decide di contraddire la consolidata tradizione promuovendo chiunque a personaggio influente. La storia siamo noi? "Si, tu" ribadisce il titolo ad un'ipotetico lettore sbigottito "Tu controlli l'era dell'informazione. Benvenuto nel tuo mondo". Il lettore osserva bene e nota che lo specchio è collocato all'interno di un monitor, incorniciato da un'interfaccia familiare alla maggior parte degli internauti. I caratteri cubitali della scritta You riprendono con precisione quelli del logo di YouTube, il rivoluzionario sito di condivisione video. La trovata editoriale è presto spiegata: quel generico "Tu" è in realtà riferito ai milioni di utenti di una nuova generazione di servizi web capitanati da siti come MySpace, Flickr o Blogger che secondo molti commentatori stanno cambiando radicalmente il modo di fruire e produrre informazioni. Ciò che accomuna questi servizi è il fatto di essere incentrati sul cosiddetto User-Generated Content (UGC) ovvero testi, fotografie, video, musica che una moltitudine di utenti pubblica e condivide all'interno di queste grandi piattaforme. La copertina del Time non è che la consacrazione di un nuovo ciclo di net economy che sta attirando a sè grandi interessi e grandi capitali.
Nel 2005 Yahoo acquista due siti relativamente poco conosciuti ma molto promettenti. Flickr è una community per la pubblicazione di fotografie mentre Del.icio.us è un servizio di social bookmarking, uno spazio dove salvare e condividere link ipertestuali. Nel luglio 2005 la News Corp. di Rupert Murdoch acquista per 580 milioni di dollari MySpace.com, un sito di social networking che unisce le più comuni funzionalità come il blog, la messaggistica e la pubblicazione di foto, profili personali e musica. MySpace non rappresenta niente di particolarmente rivoluzionario, eppure i teenagers americani lo amano e si iscrivono in massa. Nell'ottobre 2006 c'è il grande botto, Google acquista YouTube per 1,6 miliardi di dollari. Una somma che ricorda le allucinazioni da bolla speculativa di fine anni '90. Su YouTube si possono vedere brevi videoclip di gatti epilettici, gente come noi che balla e canta pessimamente. Tutto messo a disposizione dagli utenti. Per gli addetti ai palinsesti televisivi si tratta di una montagna di spazzatura, la generazione dell'attention deficit disorder lo adora, Google ci legge l'inizio di una rivoluzione video. All'inizio del 2007 la telenovela finanziaria di Facebook.com non si è ancora conclusa. Il sito creato da uno studente di Harvard mette in contatto oltre tredici milioni utenti frequentanti università e scuole superiori di varie parti del mondo. Girano indiscrezioni su offerte di acquisto attorno al miliardo di dollari. Offerte rifiutate perché troppo basse.
Come è possibile che delle grandi e solide società si diano tanto da fare per metterci tutti alla guida di una nuova era dell'informazione? Che interesse c'è nel creare delle piattaforme dove utenti non paganti possano pubblicare le foto delle vacanze o il proprio diario personale? Ma soprattutto, cosa copra Murdoch quando compra un sito come MySpace?
1.
Ogni anno le ricerche sul consumo dei media confermano che gli adolescenti guardano sempre meno televisione. La gente che lavora ai piani alti di società come Fox-News Corp. ha intuito che quei giovani non siano in cortile a giocare a calciotappo o a ciccaspanna. Osserviamo da vicino uno di questi cyber-teenager. E' praticamente nato con un cellulare in tasca e scrive sms con la velocità di un telegrafista. A differenza del fratello maggiore è dotato di una connessione a banda larga sempre attiva e non riuscirebbe mai a fare i compiti senza Google e le funzioni copia-incolla. Quando incontra gli amici lo fa in un grosso centro commerciale lontano da casa, sua madre dice che il parchetto sotto casa non è più un luogo raccomandabile. La cosa non lo turba più di tanto visto che può contattare tutti i suoi amici con un paio di click. Abituato alla comunicazione istantanea non apprezza le lente e formulaiche email. Molto meglio le applicazioni di istant messaging o la messaggistica di MySpace che permettono di vedere subito chi è online e chi no.
Oltre a surrogare vari i dispositivi di comunicazione come forum, blog, istant messaging ed email, MySpace dà la possibilità creare pagine personali e di stringere "amicizie". Ovviamente il concetto di "amico" all'interno dei social networks è molto diverso da quello usato nella vita di tutti i giorni. Diventare amici in MySpace corrisponde più un'attestazione di stima o a una pratica funzionale come lo scambio dei numeri di telefono. Eppure la lista degli amici riveste un ruolo centrale perché rappresenta il modo più intuitivo per navigare le pagine personali. Cliccando sull'avatar di un personaggio mi ritrovo catapultato nel suo spazio, solitamente un variopinto altarino di cultura pop. Le possibilità di personalizzazione degli spazi sono abbastanza limitate, non è possibile ad esempio sconvolgere il layout della pagina o cambiare le modalità di interazione, ma questi angusti margini di libertà sembrano costituire una sfida per chi vuole a tutti i costi creare una pagina originale. Immagini di sfondo ripetute warholianamente, immagini che sfondano le tabelle, caratteri blu su sfondo rosso, caratteri rossi su sfondo blu, gif animate pesanti centinaia di kilobytes o livelli trasparenti che modificano il puntatore del mouse sono solo alcuni degli espedienti per rendere la propria pagina inusuale. Grazie a MySpace tutti gli scheletri nell'armadio del webdesign prendono vita. Ma se non si è progettisti di siti o fanatici dell'usabilità, perdersi fra le reti di amicizie è più divertente di quanto si possa pensare. L'accuratezza dei profili, la personalizzazione maniacale della maggior parte delle pagine, la mole di messaggi nei guestbook e di utenti nelle liste di amici danno un'idea del tempo che gli utenti sono disposti ad investire nella vita sociale all'interno di MySpace. Non si tratta di un gruppetto di nerds fanatici dell'informatica ma di un centinaio di milioni di utenti.
Il particolare che manda in delirio manager e pubblicitari di tutto il mondo è che per raggiungere quell'enorme bacino di utenti sono stati fatti investimenti pubblicitari irrisori. MySpace si diffonde viralmente contagiando network sociali preesistenti. Una volta conquistati i punti nevralgici di un particolare segmento sociale, la diffusione avviene spontaneamente grazie al passaparola. Si tratta di un passaparola leggermente diverso da quello che fa emergere un buon ristorante o un bel film. La qualità del servizio in sé importa poco, ciò che mi spinge a diventare un evangelizzatore è la consapevolezza che la mia esperienza in MySpace diventerà più ricca se riuscirò a trascinar dentro i miei amici. Una volta raggiunta una massa critica di utenti sufficientemente influenti l'effetto valanga è inevitabile: se molti dei miei amici sono iscritti ed io no, mi sentirò menomato dal punto di vista relazionale. La stretta relazione fra social networks online e reti di relazioni offline spiega l'espansione disomogenea ed imprevedibile di siti di questo tipo. Friendster, uno dei primi servizi del genere, è stato inizialmente adottato da comunità di gay e post-hippies della Bay Area mentre ora è un punto di riferimento per le comunità filippine di tutto il mondo. Orkut, il social network di proprietà di Google, ha raggiunto fra i brasiliani una popolarità tanto grande quanto inaspettata. La grande attenzione dei media generalisti per fenomeni di socialità online non è determinante per il successo di queste piattaforme. Se mi sono iscritto a MySpace per semplice curiosità, se non sono stato coinvolto da qualche mio conoscente, mi risulterà molto più difficile integrarmi con perfetti sconosciuti. Il mio guestbook rimarrà vuoto, il mio unico amico sarà l'onnipresente Tom e perderò presto interesse. Così come avviene nelle relazioni offline, ampliare le possibilità tecniche di comunicazione non determina affatto un aumento della socialità delle persone. Sicuramente i social network services danno la possibilità di creare legami dove prima non ce ne erano, ma la capacità di sfruttare, in un certo senso di mediatizzare, le reti relazionali preesistenti rimane il motivo principale del loro successo.
Rupert Murdoch è un po' lo zio australiano che tutti vorremmo avere: è potente, ha un mucchio di soldi e, nonostante la veneranda età, è molto sveglio. Interpellato da Wired riguardo all'acquisto di della piattaforma ha sospirato "Dio solo sa cosa ci faremo con MySpace". Non che alla News Corp. non sappiano capitalizzare l'investimento, è solo che quando si acquisisce una base di utenza così ampia c'è solo l'imbarazzo della scelta su come far quattrini. Molte società sono disposte tutto pur di intercettare i giovani annoiati dal tubo catodico, le possibilità di creare sinergie con le altre divisioni del colosso dei media sono infinite, MySpace può avere tanti spazi e tante "hits" da inflazionare tutto il mercato della pubblicità in rete. Oltre ad un servizio ben avviato e in grado di espandersi autonomamente, Murdoch ha acquistato un'efficiente macchina per imbrigliare il capitale sociale e relazionale. Fin dalla nascita internet è stato un contesto entro cui sviluppare relazioni sociali ma MySpace rappresenta un centro focale senza precedenti, una centrale che smista un volume di atti comunicativi che non ha paragoni. E non solo. MySpace è anche un teatro per l'autorappresentazione e un luogo di aggregazione virtuale. Gli utenti acquisiscono un proprio spazio e stringono amicizie come se si insediassero in una nuova città. Questo senso di appartenenza (il mio spazio) e le relazioni mediate che MySpace rende possibili (i miei amici) rendono gli utenti particolarmente fedeli. Se ho investito tanto tempo a costruire la mia immagine pubblica e a coltivare le mie relazioni all'interno di un ambiente del genere sarò molto restio ad abbandonarlo. Potrò sempre cambiare servizio ma non è detto che tutti i tuoi amici virtuali decidano di fare lo stesso e mi troverei ad iniziare tutto da capo. Per la gente della News Corp., abituata alla spietata legge del telecomando e a delle abitudini di consumo sempre più schizofreniche, questa enorme massa di utenti impigliati nelle loro stesse relazioni è una manna dal cielo.
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Cercate di capirmi, faccio parte di una generazione un po' disorientata. Quando è caduto il muro di Berlino avevo solo otto anni. Non mi riconosco in nessuna identità territoriale. Non ho idea di cosa farò da grande perché ho già cambiato una dozzina di lavori e nulla mi fa presagire che le cose andranno meglio in futuro. La politica mi appare sempre più noiosa e distante. Per affermare la mia identità non mi rimane altro che elencare le mie abitudini di consumo culturale. Per esempio posso dire senza vergogna di sentirmi più metallaro che italiano. Ecco, ora non pensate a quei metallari satanisti coi giubbotti di pelle. Piuttosto fatevi un giro sulla mia pagina di MySpace. Il mio spazio è tutto nero, con teschi rotanti e sottofondo musicale degli Isis. E' brutto ma indubbiamente mi rappresenta. Apprenderete che non leggo squallidi romanzi fantasy e che ho una discreta passione per il cinema d'autore. Vedrete che nella lista dei miei amici sono presenti i miei beniamini Cult of luna e Mastodon. Ovviamente anche loro hanno una pagina su MySpace. In fondo alla pagina c'è il guestbook dove altri utenti lasciano commenti che difficilmente capirete. Alcuni di loro li vedo spesso in giro, altri vivono in un'altra città e mi capita di incontrarli ogni tanto ai concerti. Altri ancora passano di lì solo per lasciare un volantino virtuale che promuove il prossimo concerto nella zona.
L'ampio e frastagliato movimento del rock indipendente è stato uno dei primi motori di espansione di MySpace. Le leggende narrano che Tom Anderson, l'uomo immagine della società, abbia concepito molte funzionalità proprio pensando alle esigenze di questi piccoli gruppi ed abbia in primo luogo coinvolto i suoi amici musicisti. La galassia indie rock è composta da gruppi di nicchia ma conosciuti globalmente, gruppi emergenti con un seguito locale, gruppi che per un motivo o per l'altro rifiutano le dinamiche delle major e che si accontentano di far conoscere la propria proposta musicale a gente affine. In generale, gruppi mediamente squattrinati la cui presenza web può limitarsi ad una spartana pagina contenente alcune foto, la lista delle influenze musicali, un box con le date dei concerti e un lettore mp3 che manda pezzi del disco prodotto a basso budget. E naturalmente un guestbook dove i visitatori possono scrivere apprezzamenti, insulti o, più probabilmente, stupidaggini. MySpace è il luogo ideale per interagire direttamente con i propri artisti preferiti, specialmente per chi si riconosce in un movimento che non contempla una grande distanza fra musicisti e fan.
Oggi i Mogwai hanno accettato la mia richiesta di amicizia. L'icona che mi rappresenta appare da qualche parte nella loro pagina, in mezzo a quelle di altri sessantamila seguaci. Per un fan sfegatato come me questo piccolo contatto rappresenta una discreta soddisfazione, per i Mogwai un modo per ottenere ancora più visibilità all'interno del mare magnum di MySpace. La penetrazione di MySpace nella scena indie avviene come un contagio virtuoso di networks reali: la presenza di un gruppo su MySpace può spingere i suoi fan ad iscriversi ed un crescente bacino di utenti attira altri gruppi in cerca di visibilità. Le reti di amicizie rappresentano dei campi di affinità fra gli utenti e diventano quindi spazi molto adatti per l'autopromozione. Il micro-marketing musicale interno a MySpace, definito talvolta come "fan sharing", è una pratica perfettamente compatibile con lo spirito fai-da-te della scena indie ma che in alcuni casi è stato determinante per la nascita di fenomeni di grande rilevanza. Nel giro di pochi mesi, gruppi senza contratto come gli Artic Monkeys vengono lanciati dallo spontaneo passaparola online. Il mito dei rockers diciottenni che passano da suonare nel garage dei genitori al tour mondiale fa breccia nei cuori milioni di post-adolescenti coi jeans strappati. I gruppi "lanciati da MySpace" hanno un'irresistibile aura di genuinità, rappresentano un vero sberleffo agli investimenti miliardari delle major e alla dittatura delle classifiche di Mtv. La stampa specializzata si butta a pesce sul fenomeno e inizia a sfornare gruppi rivelazione a cadenza mensile. Il termine MySpace viene integrato rapidamente nelle strategie di promozione mainstream e persino Britney Spears è costretta ad attivarsi una pagina personale.
Spesso si pensa agli addetti al marketing come a dei perfidi manipolatori, dei Jedi votati al lato oscuro della Forza che utilizzano il loro talento persuasivo per suscitare nella gente desideri superflui. Non è esattamente così, i consumatori diventano sempre più accorti e indipendenti. I produttori hanno sempre più bisogno di sondare gli umori della gente per correggere le loro strategie di comunicazione. In molti casi è più conveniente anticipare le tendenze che emergono spontaneamente piuttosto che cercare di imporre un prodotto con l'artiglieria pesante della pubblicità. Questo vale in particolare per la produzione culturale dedicata ai teenagers, clienti capricciosi che tendono ad annoiarsi in fretta ed a sottrarsi alla massificazione disperdendosi in mille nicchie di consumo. Le piattaforme come MySpace sono strumenti definitivi per cogliere questa crescente complessità. La News Corporation, avendo l'accesso diretto ai database di MySpace, può analizzare tutto quello che viene prodotto dai suoi milioni di utenti, nelle pagine personali, nei forum, nei blog e nei messaggi privati. Attraverso complessi algoritmi di "data mining" può estrarre informazioni inimmaginabili da una grande mole di dati. Può fare delle indagini per capire le reazioni all'ultimo episodio di Lost, scoprire gli argomenti più discussi, le parole più alla moda e magari prevedere le prossime tendenze. Può dividere un immenso campione della popolazione in segmenti di consumatori molto precisi perché sono gli stessi utenti ad autoprofilarsi accuratamente indicando le proprie preferenze, la provenienza e l'età. E naturalmente la News Corporation può rivendere queste informazioni.
Oggi i Mogwai hanno accettato la mia richiesta di amicizia. Tanto basta per sentirmi sufficientemente cool. Con molta probabilità zio Murdoch non ha mai sentito parlare del quintetto scozzese ma le sue macchine, accese giorno e notte, sanno sempre più cose sul mio conto.

